Le ricerche del prof. Gerardo Bosco su oncologia e ossigenoterapia

Il professore Gerardo Bosco è fisiologo, specialista in Medicina Subacquea ed Iperbarica e Scienze dell’Alimentazione e dal 2011 lavora come Professore presso l’Università di Padova. Il suo tempo si divide tra l’insegnamento ai più giovani e gli studi di ricerca sull’ossigenoterapia iperbarica.

In questa intervista spiega i suoi recenti studi sull’ossigenoterapia iperbarica nel tumore al pancreas e nell’osteonecrosi della testa del femore

Prof. Bosco ci racconti della sua passione per la ricerca.

Il mio interesse per la ricerca nasce all’Università di Chieti dove ho frequentato il corso in Medicina Subacquea e Iperbarica come allievo del professor Data. Nel 2000 decido di trasferirmi negli Stati Uniti, all’università Statale di New York, dove collaboro con il professor Camporesi su progetti che riguardano il danno da ischemia riperfusione e la fisiopatologia respiratoria.
Dopo due anni decido di rientrare in Italia e stabilire un laboratorio a Chieti per continuare gli studi iniziati in America. Da qui, dopo qualche anno, trasferisco la tradizione di ricerca e di insegnamento all’università di Padova dove ancora oggi continuo i miei studi sia su pazienti che su cellule ed animali.

Come procedono le ricerche su oncologia e ossigenoterapia iperbarica che sta seguendo attualmente all’Università di Padova?

La nostre ricerche sul tumore al pancreas vanno ormai avanti da tre anni. Prima abbiamo testato (su cellule) l’aspetto sinergico dell’ossigenoterapia iperbarica con uno dei chemioterapici utilizzati per il tumore al pancreas, la gemcitabina. Poi abbiamo condotto uno studio controllato e randomizzato sul paziente, per indagare il potere antinfiammatorio dell’ossigenoterapia come precondizionamento.

Lo studio su pazienti oncologici ha evidenziato un miglioramento della prognosi attraverso una singola seduta in camera iperbarica prima di un intervento di resezione pancreatica. Insomma ci sono delle correlazioni interessanti tra alcune interleuchine e l’outcome del paziente: se le prime vengono abbassate, prima dell’intervento chirurgico, si sviluppano meno complicanze dopo.

Oggi nella maggior parte dei casi l’OTI viene utilizzata come trattamento post-operatorio, ma ci piacerebbe estendere queste ricerche di precondizionamento sia ad altre forme oncologiche sia ad altre tipologie di pazienti che devono essere sottoposti a chirurgia massiva. Siamo ancora nella fase della ricerca, sia chiaro, e dovremo fare studi riproducibili per poter chiarire il rapporto OTI e oncologia, ma siamo sulla buona strada. Mi auguro che la collaborazione con specialisti in ortopedia possa favorire il risconoscimento di questa terapia per la cura di questa patologia.

Le ricerche sull’ossigenoterapia iperbarica del suo laboratorio di Padova hanno raggiunto dei risultati importanti anche nel caso dell’osteonecrosi della testa del femore. Ci vuole raccontare meglio di cosa si tratta?

Questa patologia, in particolare quella avascolare, è da anni riconosciuta in Italia e viene trattata in camera iperbarica, mentre in Europa è stata riconosciuta di recente grazie al Consensus Conference della comunità scientifica europea che si è tenuto lo scorso aprile a Lille.
Abbiamo raggiunto questo importante traguardo grazie al grande impegno scientifico e clinico del Dott. Vezzani, in collaborazione con il Prof. Camporesi ed il mio gruppo di Padova.
Ci auguriamo che questi studi vengano recepiti dalla comunità internazionale e che questo trattamento venga riconosciuto a breve anche in America.

Ci siamo resi conto dei meccanismi antifiammatori della terapia iperbarica e che, soprattutto nelle fasi iniziali di questa patologia, l’ossigenoterapia consente in alcuni casi di guarire del tutto, in altri di scongiurare la progressione e di evitare la protesi: questo è davvero un risultato molto importante.
Tra i meccanismi di azione che stiamo studiando a Padova ci sono due tasselli: l’osteoprotegerina e il rankl. Un innalzamento dell’osteoprotegerina indotto dall’oti favorisce la neoformazione di osso. Questo potrebbe essere il motivo per cui l’oti consente di evitare la progressione di questa patologia. 

Insomma noi non molliamo e continuiamo ad andare avanti nella ricerca e nei possibili benefici dell’ossigenoterapia iperbarica!

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