Il relitto della piattaforma il Paguro: reef artificiale meta dei sub di tutto il mondo

Era il 1965 quando un piattaforma dell’ENI, costruita davanti ai lidi ravvenati, collassò sul fondo del mare. Da allora sono passati oltre cinquant’anni e il relitto è diventato un reef artificiale meta di subacquei e appassionati del mare. Giovanni Fucci, Presidente dell’Associazione Il Paguro, che da anni si occupa di tutelare questo sito, ci racconta  la storia della piattaforma e delle vicende che l’hanno attraversata.

Durante il prossimo meeting di EUBS 2017 è in programma un’immersione al relitto della piattaforma il Paguro. Lei è presidente dell’Associazione che gestisce questo sito, qual è la sua storia?

Cinquantadue anni fa la ricerca in mare per trovare gas o petrolio era soprattutto in mano agli americani. Nel 1963 l’ENI per la prima volta in Italia decise di costruire due piattaforme di perforazione: il Perro Negro e il Paguro. Quest’ultima fu costruita al largo di Porto Corsini, vicino a Ravenna, per sfruttare i giacimenti di metano presenti sul fondale marino. Purtroppo la ricerca scientifica non era ai livelli di oggi così nel 1965, durante i lavori di scavo, venne intaccato un altro giacimento ad altissima pressione che fece esplodere tutti i tubi di perforazione. Il personale che si trovava sulla piattaforma “Il Paguro” preso dal panico si buttò in mare, ma era sera e il mare molto mosso e tre tecnici morirono.

Il giorno dopo scoppiò un incendio: la lingua di fuoco alta 60 metri si vedeva dalla costa, a distanza di circa ventitre chilometri. Per effetto dell’altissimo calore il metallo della struttura si fuse e crollò sul fondo del mare. L’incendio durò per tre mesi finché l’ENI non riuscì a “mettere un tappo” al giacimento. Questa struttura rimase sul fondale per tanti anni abbandonata a se stessa.

Il mare pian piano se ne è impossessato e l’ha colonizzata con le sue varie forme di vita: molluschi, pesci e alghe. Così da questa tragedia ne è nato uno un reef artificiale di interesse biologico e scientifico straordinario.

Perchè i sub di tutto il mondo sono così affascinati da questo relitto?

Nell’immaginario comune il nostro mar Adriatico è sabbioso e scuro, invece quando ci si immerge nei pressi del Paguro sembra di essere nel mar Rosso. Si viene avvolti da numerose colonie di pesci e avvolti da una ricchezza di vita vegetale che è qualcosa di unico.

Ogni anno da aprile a settembre abbiamo circa 3000 sub che vengono a trovarci da tutto il mondo e sono state fatte oltre 62.000 immersioni, senza incidenti, grazie alla regole portate avanti dalla nostra Associazione. Spesso arrivano turisti, con famiglie al seguito, che ritornano più volte l’anno. Alcuni vengono anche in pullman dalla Germania e dalla Svizzera.

Dovete sapere che a partire dagli anni ’90 sono state fatte numerose ricerche scientifiche, tre tesi di laurea e diverse pubblicazioni come quella di Faustolo Rambelli, straordinario subacqueo che ha vissuto in prima persona questo evento e che ha scritto il libro “Sul relitto della piattaforma Paguro”.

Addirittura nel 2009 per la prima volta in Italia abbiamo portato avanti un nuovo progetto in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente: riuscire a utilizzare la parte sommersa di diverse piattaforme Eni dismesse. Le abbiamo posizionate accanto al Paguro per farne diventare un ulteriore reef artificiale e favorire il ripopolamento marino.

Come è nata l’idea dell’Associazione Il Paguro e quali sono i vostri obiettivi e attività?

All’inizio l’area attorno al relitto non era gestita: durante la settimana era meta di pescatori di cozze o di sub che facevano pesca subacquea, mentre nel fine settimana i subacquei sportivi si ritrovavano per fare delle foto. Spesso si creavano situazioni spiacevoli e poco simpatiche tra tutte queste persone che avevano interessi diversi.

Nel 1996 insieme ai pescatori di Marina di Ravenna e al gruppo sportivo Sub Delphinus decidemmo che era il caso di gestire il sito e fu così che nacque l’Associazione Il Paguro, composta da soci volontari. Oggi siamo circa una sessantina tra circoli subacquei e soci  sostenitori.

Tramite l’Associazione abbiamo chiesto al Ministero delle Politiche Agricole che questa zona venisse decretata come zona di tutela biologica e riservata solo per le immersioni subacquee sportive.

Dopo circa un anno abbiamo avuto il riconoscimento da parte del Ministero e insieme alla Capitaneria di porto abbiamo regolamentato il sito.

Da allora una trentina di volontari  accompagnano i sub nelle loro immersioni: tutto a titolo gratuito. Organizziamo il calendario delle attività, il trasporto fino al reef, controlliamo la documentazione dei sub e sosteniamo le immersioni dei disabili. Qualche volta durante l’anno progettiamo anche visite al Museo Nazionale delle Attività Subacquee perché anche la parte culturale della subacquea è importante.

Facciamo anche delle ricerche in collaborazione con il Centro Iperbarico di Ravenna su alcune tipologie di malattie che vengono verificate nella fase finale con delle immersioni al Paguro.

Insomma se c’è una cosa che la Romagna ci insegna è che turismo, attività estrattiva e subacquea vanno felicemente a braccetto da oltre vent’anni.

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